Nel vasto campo della sociologia del corpo e della psicologia clinica applicata ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, il concetto di body-project rappresenta una chiave di lettura fondamentale per comprendere come l’individuo moderno si relaziona con la propria fisicità. Questa teoria, analizzata in modo sistematico dal sociologo Chris Shilling, suggerisce che nelle società post-moderne il corpo non viene più percepito come un’entità biologica immutabile o un dato di natura, ma come un vero e proprio progetto in divenire : un oggetto da modellare, perfezionare e gestire attraverso scelte consapevoli e sforzi costanti.
In passato, l’identità di una persona era definita da strutture sociali rigide come la classe sociale, la religione o la famiglia d’origine. Con il declino di queste certezze, l’individuo si è trovato di fronte alla necessità di costruire la propria identità in modo autonomo. In questo scenario, il corpo è diventato il luogo privilegiato per l’auto-espressione. La teoria del body-project evidenzia come la responsabilità dell’aspetto fisico sia ricaduta interamente sul singolo : se il corpo è un progetto, allora i suoi successi (la forma fisica, la bellezza) e i suoi fallimenti (l’aumento di peso, l’invecchiamento) sono interpretati come lo specchio della volontà e del valore morale della persona.
L’idea che il corpo sia qualcosa di plasmabile all’infinito porta con sé un carico di ansia e pressione psicologica enorme. Per chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare (DCA), la teoria del corpo come progetto si estremizza fino a diventare patologica. In questi casi, il progetto corporeo non è più un mezzo di espressione, ma diventa l’unico terreno su cui esercitare un controllo assoluto per gestire insicurezze profonde. Le implicazioni cliniche sono molteplici :
Oggi, il body-project è amplificato dai social media e dagli algoritmi che promuovono standard estetici spesso irraggiungibili. La costante esposizione a immagini modificate e la cultura della performance hanno trasformato la cura di sé in una competizione estenuante. Il corpo viene trattato come un brand da promuovere, dove ogni dettaglio deve essere ottimizzato. Questa pressione sociale rinforza l’idea che la felicità dipenda esclusivamente dal raggiungimento di certi canoni fisici, rendendo la distinzione tra salute e ossessione sempre più sfocata.
Nel trattamento dei disturbi alimentari, è essenziale decostruire la visione del corpo come progetto. La terapia mira a spostare l’attenzione dall’apparenza alla funzionalità e al benessere interno. È necessario passare da una relazione di dominio sul corpo a una di ascolto : imparando a riconoscere i segnali di fame, sazietà e stanchezza, la persona può smettere di vedere la propria carne come un nemico da scolpire e iniziare a considerarla come la casa in cui abitare. Superare la logica del body-project significa accettare i limiti biologici e restituire dignità alla persona nella sua interezza psicofisica.
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