L’ingestione di sostanze non alimentari, scientificamente nota come pica o allotriofagia, ? un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione caratterizzato dal consumo persistente di materiali privi di valore nutritivo e non considerati cibo. Il termine deriva dal latino pica, che indica la gazza ladra, un uccello noto per la sua tendenza a raccogliere e ingerire oggetti di ogni tipo. Sebbene sia un comportamento spesso osservato nei bambini piccoli come parte della normale esplorazione sensoriale, in ambito clinico viene diagnosticato come disturbo quando persiste oltre una determinata soglia di sviluppo e arreca potenziali danni alla salute fisica e psicologica dell’individuo.
Per formulare una diagnosi corretta di pica, gli specialisti fanno riferimento ai criteri stabiliti dal Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5). Affinch? il comportamento sia classificato come patologico, devono essere soddisfatte le seguenti condizioni :
La variet? di sostanze ingerite da chi soffre di pica ? estremamente ampia e spesso dipende dalla disponibilit? dei materiali nell’ambiente circostante. A seconda della sostanza specifica, il disturbo assume nomi differenti :
Altre sostanze comuni includono sapone, gesso, cenere di sigaretta, schegge di vernice, metallo e colla. ? importante notare che chi soffre di pica solitamente non manifesta un’avversione verso il cibo reale, ma avverte un impulso irresistibile verso la sostanza non edibile.
La pica ? un disturbo complesso che non riconosce un’unica causa scatenante. La ricerca clinica ha individuato diversi fattori che possono contribuire alla sua insorgenza :
uno dei legami pi? documentati ? quello con le carenze nutrizionali, in particolare la mancanza di ferro (anemia sideropenica) e di zinco. In molti casi, l’organismo sembra cercare istintivamente nei materiali non alimentari i minerali di cui ? privo. Un altro fattore rilevante riguarda la comorbilit? psicologica; la pica si riscontra con maggiore frequenza in individui con disturbi dello spettro autistico, disabilit? intellettiva, schizofrenia o disturbo ossessivo-compulsivo. In queste popolazioni, il comportamento pu? fungere da meccanismo autocalmante o derivare da una differente percezione sensoriale. Anche lo stress ambientale, la povert? estrema, l’abbandono o traumi infantili possono giocare un ruolo significativo nello sviluppo di questo pattern alimentare disfunzionale.
L’ingestione di materiali non destinati al consumo umano espone l’individuo a pericoli medici immediati e a lungo termine. Le complicanze variano in base alla tossicit? e alla forma della sostanza ingerita :
Il trattamento della pica richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga medici, nutrizionisti e psicologi. Il primo passo consiste nel trattare le eventuali complicanze fisiche e correggere le carenze nutrizionali tramite integratori specifici. Dal punto di vista psicologico, la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) ? considerata l’intervento d’elezione. Attraverso tecniche di modifica del comportamento, rinforzo positivo dei pasti regolari e strategie di gestione degli impulsi, ? possibile ridurre drasticamente o eliminare il desiderio di ingerire sostanze non alimentari, promuovendo un rapporto pi? sano e sicuro con la nutrizione.
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