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ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder)

ARFID (Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder)

Nel panorama clinico dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, l’ARFID, acronimo di Avoidant/Restrictive Food Intake Disorder (in italiano disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo), rappresenta una categoria diagnostica relativamente recente, introdotta per descrivere comportamenti alimentari restrittivi che non sono guidati dalla paura di ingrassare o da una distorsione dell’immagine corporea. A differenza dell’anoressia o della bulimia, chi soffre di ARFID limita l’assunzione di cibo per ragioni legate a caratteristiche sensoriali, scarso interesse per il nutrimento o timore di conseguenze negative immediate : la diagnosi si focalizza quindi sulla compromissione fisica e psicosociale derivante da tale restrizione.

Le tre motivazioni principali dell’evitamento

L’ARFID non ? un disturbo unitario, ma si manifesta tipicamente attraverso tre modalit? principali che possono anche sovrapporsi nello stesso individuo :

  • Sensibilit? sensoriale : la persona manifesta un’estrema selettivit? basata su odore, sapore, consistenza, colore o temperatura dei cibi. Spesso la dieta si riduce a pochi alimenti “sicuri”, frequentemente di colore beige o con consistenze molto specifiche (come i cibi croccanti o, al contrario, solo passati).
  • Mancanza di interesse : l’individuo sembra non provare mai lo stimolo della fame o percepisce l’atto del mangiare come un compito faticoso e privo di ricompensa. Queste persone possono dimenticare di mangiare o sentirsi sazie dopo pochissimi bocconi.
  • Paura di conseguenze avversive : la restrizione nasce da un evento traumatico o dalla paura intensa che mangiare possa causare soffocamento, vomito, nausea o dolori addominali. Questo porta a una riduzione drastica delle tipologie di cibo considerate non pericolose.

Sintomi e criteri diagnostici

Per poter diagnosticare l’ARFID, il comportamento alimentare deve portare a conseguenze cliniche significative che non siano spiegabili con la mancanza di cibo o con pratiche culturali. I criteri includono :

  • Perdita di peso significativa : o, nel caso dei bambini, il mancato raggiungimento della crescita e dello sviluppo previsti per l’et?.
  • Carenze nutrizionali gravi : che possono manifestarsi con anemia, squilibri elettrolitici o altre patologie legate alla malnutrizione.
  • Dipendenza da supplementi : la necessit? di ricorrere a nutrizione artificiale (sondino nasogastrico) o a integratori orali per mantenere un peso corporeo minimo o livelli nutrizionali accettabili.
  • Interferenza psicosociale : l’impossibilit? di partecipare a normali attivit? sociali, come cene con amici o pasti scolastici, a causa delle rigide restrizioni alimentari.

Differenze con l’Anoressia Nervosa

? fondamentale distinguere l’ARFID dall’anoressia nervosa per impostare un trattamento efficace. Il confine principale risiede nell’intenzionalit? e nel vissuto psicologico : mentre nell’anoressia la restrizione ? finalizzata alla perdita di peso e al controllo della forma del corpo, chi soffre di ARFID spesso vorrebbe aumentare di peso o mangiare di pi?, ma si sente fisicamente o psicologicamente impossibilitato a farlo. Non ? presente la dismorfofobia e la persona non trae la propria autostima dal controllo del peso.

Conseguenze sulla salute e comorbidit?

Se non trattato, l’ARFID pu? portare a complicazioni mediche serie come bradicardia, ipotensione, fragilit? ossea e ritardi puberali. Dal punto di vista psicologico, si osserva spesso una correlazione con altri disturbi : l’ARFID ? frequentemente riscontrato in individui con disturbi dello spettro autistico (ASD), disturbo da deficit di attenzione e iperattivit? (ADHD) o disturbi d’ansia generalizzata.

Approcci al trattamento

Il recupero dall’ARFID richiede un team multidisciplinare composto da psicologi, medici, nutrizionisti e, in alcuni casi, logopedisti o terapisti occupazionali. La terapia d’elezione ? la CBT-AR (terapia cognitivo-comportamentale specifica per ARFID), che mira a ridurre l’ansia legata al cibo, aumentare la variet? alimentare attraverso l’esposizione graduale e regolarizzare i pasti. Per i minori, il coinvolgimento della famiglia attraverso la terapia basata sulla famiglia (FBT) ? essenziale per creare un ambiente domestico supportivo e privo di pressioni eccessive durante il momento del pasto.

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