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CBT-E (Terapia Cognitivo Comportamentale Migliorata)

La CBT-E, acronimo di Enhanced Cognitive Behaviour Therapy (in italiano terapia cognitivo comportamentale migliorata), rappresenta oggi il trattamento psicoterapeutico di elezione e di prima scelta per la cura dei disturbi del comportamento alimentare (DCA). Sviluppata nei primi anni duemila dal professor Christopher Fairburn presso l’Università di Oxford, questa metodologia nasce come evoluzione della terapia specifica per la bulimia nervosa, estendendosi con successo a tutte le forme cliniche dei disturbi alimentari, tra cui l’anoressia nervosa e il disturbo da binge-eating.

La teoria transdiagnostica

Il cuore pulsante della CBT-E è la cosiddetta teoria transdiagnostica. Secondo questo approccio, i diversi disturbi alimentari non sono entità separate e distinte, ma condividono i medesimi meccanismi di mantenimento cognitivi e comportamentali. La persona affetta da questi disturbi tende spesso a migrare da una diagnosi all’altra nel corso del tempo: per questo motivo, la terapia non si concentra sull’etichetta diagnostica specifica, ma sui processi psicologici comuni che tengono in vita il problema.

Il nucleo psicopatologico centrale identificato dalla CBT-E è l’eccessiva valutazione del peso, della forma del corpo e del controllo dell’alimentazione. Mentre la maggior parte delle persone valuta se stessa sulla base di diversi ambiti della vita (come le relazioni, il lavoro o gli interessi), chi soffre di un disturbo alimentare tende a giudicare il proprio valore quasi esclusivamente in base a quanto riesce a controllare il proprio peso e la propria immagine corporea.

Come funziona il trattamento

La CBT-E è una terapia altamente personalizzata e collaborativa. Il terapeuta non agisce “sopra” il paziente, ma instaura una vera e propria partnership per aiutarlo a diventare esperto del proprio funzionamento psichico. Il percorso è solitamente limitato nel tempo: dura circa 20 sedute per i pazienti normopeso e circa 40 sedute per i pazienti sottopeso che necessitano di un recupero ponderale.

Il trattamento si articola generalmente in quattro fasi fondamentali:

  • Fase uno: fase iniziale in cui si lavora per ingaggiare il paziente, creare una formulazione personalizzata del problema ed educarlo sui meccanismi del disturbo. Si introducono procedure come il monitoraggio dell’alimentazione e la regolarizzazione dei pasti.
  • Fase due: fase di transizione e revisione sistematica dei progressi ottenuti, utile per identificare eventuali ostacoli al cambiamento e decidere se integrare moduli aggiuntivi.
  • Fase tre: rappresenta il corpo centrale della terapia, dove si affrontano i meccanismi che mantengono il disturbo, come le preoccupazioni per l’immagine corporea, la dieta ferrea e l’impatto degli eventi esterni sull’alimentazione.
  • Fase quattro: si concentra sul mantenimento dei risultati e sulla prevenzione delle ricadute, aiutando il paziente a sviluppare strategie per gestire futuri momenti di vulnerabilità.

Versioni e setting di cura

La flessibilità della CBT-E permette di applicarla in diverse varianti a seconda delle necessità del paziente :

  • CBT-E focalizzata: si concentra esclusivamente sul nucleo del disturbo alimentare.
  • CBT-E allargata: interviene anche su meccanismi esterni che possono ostacolare la guarigione, come il perfezionismo clinico, la bassa autostima e le difficoltà interpersonali.
  • CBT-E per adolescenti: una versione adattata ai pazienti più giovani che prevede il coinvolgimento strategico della famiglia come risorsa di supporto.
  • CBT-E multistep: consente di traslare il paziente tra diversi livelli di cura (ambulatoriale, intensivo o ricovero) mantenendo la stessa natura del trattamento e garantendo continuità terapeutica.

La CBT-E si distingue per la sua solidità scientifica e per l’obiettivo di aiutare le persone a decentrarsi dai propri pensieri disfunzionali, riconquistando la libertà e il controllo sulla propria vita.

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